Solo pochi giorni fa avevamo acceso i riflettori sulle questioni di amnistia e indulto in relazione ai dati diffusi dal Ministero della Giustizia sule carceri italiane. In 11 regioni su 20 si registra una presenza oltre il limite consentito: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Veneto. I posti, avevamo fatto notare, erano stati calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadrati per singolo detenuto più 5 metri quadrati per gli altri, lo stesso per cui in Italia viene concessa l’abitabilità alle abitazioni, più favorevole rispetto ai 6 metri quadrati più 4 stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, più servizi sanitari.

A conferma di questi numeri arriva il nuovo report Annual Penal Statistics elaborato dal Consiglio d’Europa, secondo cui i carcerati in Italia superano il tetto di 54.000 rispetto a una capacità di 45.000 posti ed è tra i paesi con il maggior numero di detenuti stranieri. L’analisi tiene in considerazione la situazione nell’intero continente, certo, ma se estrapoliamo i soli dati italiani, possiamo notare una sostanziale coincidenza. Anche se la tendenza è verso la riduzione della presenza di detenuti in spazi ristretti, lo studio rivela che da queste parti la popolazione carceraria è passata da 148 persone detenute per 100 posti nel 2013 a 110 nel 2014.

C’è poi una particolarità tutta italiana. Solo Andorra, San Marino, Monaco, Albania, Olanda, Svizzera, Danimarca, Liechtenstein, Lussemburgo fanno registrare percentuali maggiori di persone ristrette in carcere in attesa di una condanna definitiva. Scendendo nel dettaglio dei reati commessi per cui è arrivata la condanna in carcere, i primi posti sono occupati da crimini connessi alla droga, i furti, le rapine e gli omicidi. Se in Italia, la media dell’età dei detenuti è di 39 anni, quella europea è di 34 anni.

Recentemente intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 del Consiglio nazionale forense, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha rivendicato “l’azione riformatrice di questo governo, che ha investito i piani alti delle istituzioni della Repubblica, non ha trascurato le aule di giustizia e non dimentica neppure luoghi difficili e problematici come gli istituti di pena“. In che modo? “Eliminando incriminazioni ormai prive di effettiva offensività. Potenziando, gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata ed economica, che sempre più spesso si confondono ed intrecciano. Rafforzando le garanzie difensive in materia di misure cautelari personali”.

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