Le unioni civili sono ora disciplinate per legge. Sono adesso considerate “specifica formazione sociale” che riguardano “due persone maggiorenni anche dello stesso sesso” e sono costituite “mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni“. La convivenza di fatto viene disciplinata con la stipula di un contratto redatto in forma scritta e ricevuto da un notaio, che provvede poi a trasmetterne copia al comune di residenza della coppia. Con le unioni civili la coppia acquista l’obbligo all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Oltre al diritto alla pensione di reversibilità è stabilita anche la corresponsione degli assegni familiari. Ci sono conseguenze significative anche nel mondo del lavoro.

Tfr e indennità

La normativa sulle unioni civili interviene anche su due istituti erogabili in caso di decesso del lavoratore: il trattamento di fine rapporto (Tfr) e l’indennità quantificata nella stessa misura del preavviso. L’equiparazione è totale e diretta; di conseguenza, la parte che resta in vita e che si era unita civilmente con il de cuius, ha diritto a ricevere, oltre al trattamento di fine rapporto, anche una somma corrispondente all’indennità sostitutiva di preavviso. Per la quantificazione di tale ultimo importo, si assume come base di commisurazione la retribuzione che sarebbe spettata durante il periodo di preavviso previsto contrattualmente.

Licenziamento

L’articolo 35 (commi 3 e 4), della legge 198 del 2006 prevede che il licenziamento della dipendente nel periodo intercorrente dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio, in uanto segua la celebrazione, a un anno dopo la celebrazione stessa, sia stato disposto per causa di matrimonio e, quindi, lo ritiene nullo. La stessa disposizione prevede, inoltre, la nullità delle dimissioni presentate dalla lavoratrice nel periodo di matrimonio, salvo che siano dalla medesima confermate entro un mese alla Direzione territoriale del lavoro. Si tratta di una norma che, a seguito dell’entrata in vigore della nuova legge sulle unioni, va in sofferenza in quanto identifica – quale beneficiarie – solo donne. Si rende necessario un intervento correttivo.

Sigillo di garanzia

Chi deciderà di unirsi civilmente con una persona dello stesso sesso, verrà ammesso a beneficiare di alcuni diritti sino a ora negati. Per il loro riconoscimento, il datore di lavoro dovrà ricevere dal dipendente una certificazione. Alla stregua del matrimonio è previsto il rilascio di un certificato che sancirà ll status di “unito civilmente”. Il certificato attesterà la costituzione della unione e conterrà i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della residenza. Entreranno a far parte del documento anche i dati anagrafici e la residenza dei testimoni. L’azienda, dalla ricezione della certificazione, dovrà trattare il lavoratore o la lavoratrice quale parte della unione come fosse un coniuge.

Matrimonio

Per espressa previsione legislativa, si prevede un parallelismo con altre disposizioni. Infatti, le norme che si riferiscono al matrimonio e quelle contenenti le parole “coniuge” (declinato anche al plurale), oppure termini con analogo significato, presenti in leggi, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi di lavoro, si applicano anche a ognuna delle parti dell’unione civile. Questa liaison rende mutuabile la normativa sull’Anf e qualche altra prestazione di tipo previdenziale come i 3 giorni di permesso per chi assiste il coniuge con handicap in situazione di gravità e il congedo biennale, previsto in favore del coniuge convivente di soggetto con handicap grave.

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