L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, per ora solo annunciata e non esecutiva, è destinata a provocare uno sconvolgimento in tutti i comparti, compreso quello dell’hi-tech e del mercato degli smartphone. Inevitabili i riflessi nelle scelte di acquisto dei vari iPhone 7, Huawei P9, Samsung Galaxy S7, HTC 10, LG G5. O meglio, comprare questi prodotti nel Regno Unito, sfruttando ad esempio i tanti portali di ecommerce, è adesso più conveniente e progressivamente lo sarà di più. Ma al contrario, per via della rivalutazione del dollaro che adesso diventerà di nuovo la valuta leader del mondo, comprare i vari modelli di iPhone sul mercato statunitense sarà meno conveniente.

E in Italia e in Europa? L’euro, neanche a dirlo, non può che pagare dazio, almeno per un po’. In vista del lancio di nuovi prodotti, smartphone e tablet, ma anche PC e notebook, vanno messi in conto ritocchi verso l’alto dei prezzi. O almeno, chi sperava nel contenimento dei costi è destinato a rimanere deluso. E attenzione alle tasse: con l’uscita di Londra dall’Unione europea dovrebbe cambiare il sistema dell’Iva su beni e servizi negli scambi con la Gran Bretagna. Vista dal punto di vista delle grandi multinazionali del comparto dell’elettronica di consumo, da Apple con i suoi iPhone e iPad, alle varie asiatiche Huawei, Samsung, HTC e LG, è inevitabile, come fanno notare gli analisti, che ci sarà un impatto sul loro giro d’affari e le scelte commerciali.

Volendo allargare lo sguardo, cosa succede adesso con la Brexit, cioè con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea? È tra le domande che in questi minuti concitati sul portale di ricerca Google vanno per la maggiore. Ma prima di cercare di sciogliere qualche dubbio e chiarire qualche dilemma è indispensabile una premessa: possono volerci fino a due anni per l’uscita effettiva. Per consentire che il Regno Unito dica addio all’Europa va infatti applicato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona sul recesso degli Stati membri, che prevede il raggiungimento di un accordo di ritiro. I trattati cessano di essere applicabili a tale Stato a partire dalla data del contratto o, in mancanza, entro due anni dalla notifica, a meno che lo Stato e il Consiglio europeo siano d’accordo nel prorogare tale termine. L’accordo è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio e stabilisce le modalità per l’uscita, tra cui un quadro di riferimento per le future relazioni dello Stato interessato.

Se la Brexit spaventa i mercati finanziari (Piazza Affari è crollata del 12,5% nel giorno dei risultati ufficiali), non sembra fare paura più di tanto all’economia reale italiana, sulla quale secondo esperti e addetti ai lavori avrà un impatto limitato. Per esempio, il presidente dell’Università di Trento, Innocenzo Cipolletta, prevede effetti minori sul Pil italiano rispetto ad altri Paesi. Non sembra essere dello stesso avviso la Sace, secondo cui, la vittoria del leave al referendum britannico l’export italiano risulterebbe particolarmente colpito nel 2017. La contrazione stimata è compresa tra il 3 e il 7%, equivalente a circa 600-1.700 milioni di euro in meno di prodotti esportati.

Il danno dalla Brexit dovrebbe invece essere più limitato quest’anno (nell’ordine di 200-500 milioni di euro in meno di beni esportati). «Sulla base delle nostre valutazioni, nella peggiore delle ipotesi, l’Italia potrebbe registrare un calo delle esportazioni fino a un valore massimo di circa 3 miliardi», afferma invece il capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice.

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