Ci sono ancora 24 ore di tempo per pagare l’acconto di Imu e Tasi 2017, in scadenza domani venerdì 16 giugno. In linea di principio si assumono le aliquote deliberate dal Comune lo scorso anno per cui non è necessario rifare i calcoli. Tranne casi eccezionali (per esempio il Comune ha abbassato le aliquote) o acquisti o vendite di immobili che quindi entrano o escono dai beni di proprietà, nella gran parte dei casi si pagherà la stessa somma dello scorso anno. Si ritiene, tuttavia, che trattandosi di previsione posta nell’interesse del contribuente questi possa comunque applicare l’aliquota deliberata nel 2017, se più favorevole. A dicembre occorrerà effettuare il saldo considerando invece le aliquote del 2017 pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze. Si ricorda che, in assenza di delibera, trovano automatica applicazione le aliquote dell’anno scorso

Abitazione principale e prima casa. Sono esenti da Imu e Tasi le unità immobiliari non di lusso (diverse quindi da A1, A8 e A9) in cui il possessore risiede e dimora abitualmente con la sua famiglia. L’esenzione si estende alle pertinenze, nella misura massima di tre unità, purché appartenenti ciascuna ad una diversa categoria, tra C2, C6 e C7. L’esenzione Tasi spetta anche al detentore che utilizza l’immobile come propria abitazione principale. In caso di proprietà di più soggetti l’esenzione compete solo alla quota del residente.

Aree fabbricabili. La base imponibile Imu-Tasi è data dal valore venale in comune commercio al primo gennaio, determinato tenendo conto di zona territoriale, dell’indice di edificabilità, destinazione d’uso consentita e prezzi medi rilevati sul mercato. Occorre anche verificare se il Comune ha deliberato i valori venali di riferimento. Per determinare Imu e Tasi si prende il valore di mercato dell’area alla data del primo gennaio e a questa si applicano le aliquote comunali.

Capannoni. Per gli immobili produttivi rientranti nel gruppo catastale D (capannoni, opifici, eccetera) la base imponibile Imu e Tasi è costituita dal valore catastale (rendita x 1,05) oppure dal valore contabile in caso di fabbricati non accatastati, posseduti da imprese e distintamente contabilizzati. Per l’Imu si paga una quota allo Stato (7,6 per mille) e una quota al Comune.

Altri fabbricati. Si tratta in generale degli immobili contraddistinti dal codice tributo 3918, che comprende tutte le abitazioni diverse dalla quella principale (le case affittate, tenute a disposizione o concesse in comodato) oltre ai negozi, gli uffici, i box auto e le altre pertinenze non esentate con la prima casa. Occorre fare attenzione ad individuare il coefficiente moltiplicatore per effettuare il calcolo dell’imposta (abitazioni 160, comunità e laboratori artigianali 140, uffici 80, negozi 55).

Comodati gratuiti. Per le case concesse in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado compete la riduzione a metà dell’imponibile Imu e Tasi, alle seguenti condizioni:

  1. per il comodatario deve essere abitazione principale;
  2. il comodante deve risiedere nello stesso comune ove è sita la casa concessa in comodato;
  3. il comodante non deve possedere altra unità abitativa, fatta eccezione per l’abitazione principale;
  4. il comodato va registrato.

Terrreni. Ai fini Imu è previsto l’esonero per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, indipendentemente dall’ubicazione dei terreni. Gli altri soggetti continuano invece a pagare (tranne che sui terreni montani). Per i terreni agricoli ancora assoggettati a Imu occorre considerare il reddito dominicale, moltiplicarlo 1,25 e poi per 135. I terreni agricoli sono tutti fuori dal campo di imposizione della Tasi.

Imponibile. Si parte dalla rendita catastale risultante al 1° gennaio 2017 rivalutata del 5% e la si moltiplica per il coefficiente previsto per la specifica categoria catastale: per i fabbricati abitativi è 160, per i negozi 55, per gli uffici 80 e così via. Il conteggio si esegue per i mesi di possesso, calcolando un mese in caso di possesso di almeno 15 giorni. In caso di comproprietà l’imposta va pagata (tranne che il Comune permetta un versamento unico) da ciascun contitolare in base alla sua quota di possesso.

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