Spetta agli Stati decidere quando e come adeguare le norme



Dentro e fuori i confini nazionali, fa discutere la regolamentazione dei vari BlaBlaCar, Uber, Airbnb, Gnammo, ScambioCasa, Docsity ovvero la cosiddetta sharing economy, l’economia condivisa. A livello italiano si discute sulla tassazione da applicare e l’idea è di prevedere una aliquota del 10% per incassi fino a 10.000 euro complessivi se realizzati con più piattaforme. A livello europeo c’è già chi parla di uno a zero per Uber, diventata la start-up più finanziata al mondo, Airbnb e le altre piattaforme di servizi online, contro le lobby tradizionali. L’assist arriva dalla Commissione europea, con la definizione delle nuove linee guida.

In buona sostanza, le disposizioni consentono il divieto totale solo come «misura estrema» e chiedono di distinguere tra chi mette a disposizione auto o casa occasionalmente, da chi lo fa per mestiere. Il progresso non si blocca, è il messaggio dell’Unione europea, ma resta il rischio di rallentarlo. Spetta infatti agli Stati decidere quando e come adeguare la legislazione, perché le indicazioni sono generali e non vincolanti, sebbene l’Unione europea possa avvalersene per aprire procedure d’infrazione. Uber, che con l’ultimo investimento dell’Arabia Saudita da 3,5 miliardi è un colosso valutato 68 miliardi di dollari, da tempo premeva su Bruxelles con quattro ricorsi, due contro la Francia, uno contro la Germania e uno contro la Spagna, per aver messo fuori legge l’app.

Due settimane fa era nell’aria l’apertura di una procedura d’infrazione contro Parigi, poi saltata. «Non si può imporre il divieto totale di queste attività se la ragione è proteggere modelli di business esistenti», è il messaggio di Elzbieta Bienkowska commissaria al mercato interno. «Se li blocchiamo qui, cresceranno da altre parti», ha avvertito Jyrki Katainen vicepresidente della Commissione, «questa non deve diventare un’economia parallela». Quindi «se sono rispettati criteri fiscali, sociali e di protezione dei consumatori non si può vietare», ha precisato Bienkowska. Bruxelles suggerisce ai 28 di «stabilire soglie sotto cui un’attività possa essere considerata non professionale tra pari senza dover rispettare i requisiti applicabili a un fornitore professionale».

Criteri possono essere il reddito che si ricava, il numero di giorni in cui si esercitano. Se invece c’è rapporto subordinato, per cui chi fornisce il servizio è dipendente, si applica la legislazione in vigore su licenze, tassazione, responsabilità, diritti sociali. A essere coinvolti sono anche i vari Gnammo per l’organizzazione di cene social tra privati; ScambioCasa per soggiorni gratis con lo scambio di alloggio; Homelink per i soggiorni gratis con lo scambio di alloggio.

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